Alexander Zverev ha aspettato una vita sportiva per questo momento. Domenica 7 giugno, sul Philippe Chatrier, il tedesco ha battuto Flavio Cobolli e conquistato il Roland Garros, il primo Slam della sua carriera. Un trionfo inseguito per anni, sfuggito più volte quando sembrava ormai a portata di mano e diventato un’ossessione. Per questo, appena alzata la Coppa dei Moschettieri, il numero 3 del mondo si è concesso una piccola rivincita pubblica nei confronti dell’ex tennista Sam Querrey, che in passato aveva dubitato della sua capacità di vincere uno Slam. “Prima di tutto sono molto felice di stringere questo trofeo tra le mani, perché tu avevi detto che non ci sarei mai riuscito. Quindi grazie mille per la fiducia”, ha detto il tedesco in collegamento con TNT Sports.

Poi il racconto dell’istante decisivo: “Ho guardato il mio angolo e ho visto tutti con le braccia alzate al cielo. E in quel momento ho capito: ‘È finita. Ho vinto. Sono un campione Slam‘. Sì, ho provato un enorme sollievo. È stato un insieme di emozioni che mi hanno travolto tutte nello stesso istante”. Dietro quel sollievo ci sono finali perse, un grave infortunio, una malattia cronica affrontata fin dall’infanzia, le aspettative di un’intera generazione e le ombre che negli ultimi anni hanno accompagnato la sua carriera. Troppo forte per essere considerato un fallimento, troppo incompleto per essere considerato un dominatore. Fino a ieri era questa la definizione di Alexander Zverev. Oggi non più. Dopo anni di sconfitte, rimpianti e occasioni mancate, il primo dei perdenti è finalmente diventato un campione Slam.