di

Marco Imarisio

Zverev vince il Roland Garros dopo dieci anni di inseguimento e una carriera segnata dai demoni: «Sono lontano dai miei luoghi oscuri». Cobolli esce a testa alta: «Si meritava la vittoria più di me»

DAL NOSTRO INVIATOPARIGI Se perde anche questa, si butta nella Senna. È l’appunto rimasto sul taccuino quando Alexander Zverev ha fatto il doppio break (0-3) nel quinto set. È anche il filo d’Arianna di questa partita umana, troppo umana, dove tutti, a cominciare da Flavio Cobolli, osservavano il tedesco come si guarda un malato cronico, aspettando il momento in cui la crisi inevitabilmente lo avrebbe avvinghiato.

Lo pensavamo e lo speravamo, e quando il nostro ragazzo ha vinto in quel modo il quarto parziale, eravamo quasi certi dell’ennesimo collasso nervoso del suo avversario. Non è andata così, purtroppo, anche se i presupposti c’erano tutti. «È successo che il mio corpo mi ha abbandonato sul campo» ha spiegato Flavio. «Proprio durante il tie-break ho iniziato a sentire dei crampi al polpaccio, per questo sono rientrato negli spogliatoi, dandogli forse il tempo di riordinare le idee. Ma quando sono tornato, i crampi si sono estesi anche al quadricipite. Sentivo che c’era il momento, peccato, poteva cambiare tutto. Forse non sono ancora abituato a questo tipo di pressione».