RESIUTTA (UDINE) - Ci sono negozi che si limitano a vendere pasta, latte, zucchero, olio. E poi ci sono quei negozi che diventano simbolo di un paese. Quello della famiglia Beltrame, a Resiutta, è uno di questi. Da settant'anni è molto di più di un semplice alimentari: è un punto di riferimento quotidiano soprattutto per chi non può fare tanti chilometri e raggiungere la grande distribuzione. A volte arriva però il momento in cui si sente la necessità di ritirarsi e il rischio è che su quel piccolo universo rimasto aperto anche durante i tragici momenti del terremoto, si spenga definitivamente la luce. Stefano Beltrame, 64 anni e ha passato praticamente mezzo secolo dietro il bancone: «Da ragazzino aiutavo mio papà. Finite le medie ero già a lavorare con mamma e papà. Anche durante il terremoto, con la famiglia sfollata a Bibione, ho trovato lavoro in un supermercato. Si vede che era destino». Ma ora ha deciso che è giunto il momento di andare in pensione, godersi la famiglia, un nipotino nato da poco e un altro in arrivo. Stefano però non vuole abbassare la serranda lasciando Resiutta sguarnita: sarebbe un colpo troppo duro per lui e per il paese. Cerca qualcuno disposto a raccogliere il testimone e per questo non ha ancora stabilito la data della sua pensione. «Per rispetto verso il paese - racconta - non vorrei chiudere da un giorno all'altro. La mia famiglia ha vissuto tanti anni grazie all'economia di questa comunità».