Il convegno promosso da Autismo Apuania con Anmic e ConfimpresaRicevi le notizie de La Nazione su GoogleSeguici"La disabilità non è una condizione del singolo, ma il risultato del rapporto con l’ambiente che lo circonda". È da questa impostazione culturale, più che normativa, che parte la sfida della Riforma della disabilità 2026 (D. Lgs. 62/2024), il tema al centro del convegno promosso da Autismo Apuania Aps in collaborazione con Anmic e con il patrocinio di Confimpresa.

Una riforma definita "rivoluzionaria" dal ministro per le Disabilità Alessandra Locatelli, che punta a rimettere al centro la persona e non la prestazione, ma che dovrà confrontarsi con la capacità reale dei servizi di tradurre il "progetto di vita" in pratica quotidiana. A spiegare le ragioni dell’iniziativa il presidente di Autismo Apuania, Roberto Marrai: "Abbiamo voluto creare un momento di informazione e formazione su un tema che incide sul quotidiano delle persone con disabilità e loro famiglie. Tra i nostri associati c’è ancora poca chiarezza su cosa significhi costruire un progetto di vita: è importante diffondere queste informazioni".

Per il presidente provinciale Anmic Roberto Pistone "è fondamentale fare rete, ogni associazione ha un ruolo preciso e insostituibile. Non possiamo più accettare che il sociale sia considerato capitolo senza fondi". Per Fabio Ferrari, psicologo dell’Asl 5 Spezzino, la sfida è culturale e organizzativa: "Il progetto di vita - un piano individuale e partecipato il cui scopo è garantire benessere, inclusione sociale e autonomia per tutta l’esistenza - va seguito nel tempo, accompagnando la persona. Le famiglie stanno male, i servizi sono carenti, ma senza sinergia tra equipe e territorio non si va lontano".