Prigioniero di alcuni tramagli e con un amo incastrato nell’esofago, ha rischiato di morire. Ma nel marzo scorso, mentre nuotava...Prigioniero di alcuni tramagli e con un amo incastrato nell’esofago, ha rischiato di morire. Ma nel marzo scorso, mentre nuotava con le ultime forze a disposizione al largo dell’Isola d’Elba, tre ragazzi che stavano rientrando con una barca dopo alcune immersioni in apnea hanno notato questo esemplare di tartaruga marina (poi ribattezzato Ugo) e hanno avvisato la Guardia costiera che, dopo il recupero, lo ha affidato alle cure dell’associazione TartAmare che gestisce il Centro recupero Tartarughe marine di Marina di Grosseto.

Ed è proprio dalla spiaggia di Marina di Grosseto che Ugo ieri mattina ho potuto riprendere la via del mare (nella foto). Con una pinna in meno (amputata a causa di una necrosi), ma pur sempre in grado di nuotare e – soprattutto – con una salute generale rimessa a nuovo. La giornata si è aperta alle 10 con il laboratorio “La traccia di mamma tartaruga“, dedicato al riconoscimento delle tracce di nidificazione e condotto dai biologi di TartAmare. I bagnanti hanno potuto avvicinarsi al mondo delle tartarughe marine e scoprire i segnali che esse lasciano sulle nostre spiagge durante la stagione riproduttiva, che è appena iniziata. Poi è arrivato Ugo che, dopo le ’presentazioni’ con i bagnanti, è stato rilasciato direttamente in mare, dalla barca messa disposizione dal pescatore Alberto Scarsella.