HomeEconomiaContratti pirata, la domanda scomoda: a chi conviene davvero non definire il salario giusto?Cgil, Cisl e Uil chiedono al Governo di ritirare l’emendamento che definisce il trattamento economico complessivo. Ma una soglia indefinita non protegge i lavoratori: protegge una rendita di posizione. Vale la pena chiedersi a chi giovaSandro Susini, consulente del lavoroRicevi le notizie di Quotidiano Nazionale su GoogleSeguici“Verso il ritiro l’emendamento che salva i contratti pirata”: così sulla stampa si raccontano il 7 giugno le pressioni per cancellare la norma del decreto Primo Maggio che definisce il trattamento economico complessivo. Ma l’effetto è rovesciato rispetto al titolo. Quell’emendamento non salva nulla: definisce. E in questa materia definire significa chiudere.
La regola del decreto-legge 30 aprile 2026, n. 62, è semplice e giusta: nessun euro pubblico a chi non garantisce almeno il trattamento economico dei contratti delle organizzazioni più rappresentative. Finché però quel "trattamento equivalente” resta senza definizione, la soglia non si può misurare. E ciò che non si misura non si applica. L’emendamento riempie il vuoto: stabilisce che il trattamento complessivo comprende tutte le voci fisse e continuative — stipendio, mensilità, indennità, welfare per tutti i dipendenti — e alza l’asticella, non l’abbassa. Un contratto minore accede ai benefici a una sola condizione: garantire lo stesso valore complessivo dei contratti veri. Chi resta sotto, resta fuori.












