Mentre a San Mauro Torinese l’ormai ex assessora allo Sport Daisy Miatton si è dimessa a causa della polemica sui contributi all’associazione “Mariuccia Allovio”, nella quale il marito risultava dipendente - a pochi chilometri, a Pianezza, una vicenda che presenta tratti simili si sta consumando in modo più silenzioso, ma con contorni giuridici che meritano attenzione. Al centro della discussione ci sono 4000 euro destinati all’associazione Helios Event per organizzare “Miss Italia a Pianezza 2025” e 1700 euro complessivi a Pianezza Solidale Odv per il Festival delle Diverse Abilità e il pranzo sociale di Natale. Somme non enormi, ma sufficienti ad aprire una domanda scomoda: chi decide chi riceve i soldi dei cittadini, e in base a quali criteri? Gianni Minò e le anomalie nelle associazioni A sollevare la questione è il capogruppo di minoranza Gianni Minò che, dopo un primo affondo a marzo, ha annunciato per domani un’interpellanza sui conflitti di interesse della giunta dopoaver verificato statuti, atti costitutivi e registrazioni all’Agenzia delle Entrate. «È lì che ho notato delle incongruenze», spiega. La prima riguarda Helios Event: secondo l’atto costitutivo, tra i soci fondatori figurano Pietro Pensato, consigliere comunale, e Antonio Castello - nome che coincide con quello del sindaco in carica. Nella stessa associazione risulterebbe socia anche Ivana De Luca, moglie del primo cittadino. La seconda incongruenza riguarda Pianezza Solidale Odv: l’assessora alle Politiche Sociali Lucianella Presta è socia fondatrice dell’associazione, e avrebbe proposto e votato le delibere che le assegnano i contributi senza astenersi. Entrambe le associazioni risultano costituite poche settimane prima di ricevere contributi da parte del Comune di Pianezza. La replica del sindaco Castello: «Piena trasparenza» Castello respinge le accuse. Chiede innanzitutto di non parlare di “finanziamenti” ma di contributi legati ad attività rendicontate. Sulla propria posizione rispetto a Helios Event è netto: Io non faccio parte di nessuna associazione Sulla moglie precisa: «È socia, ma non nel direttivo e non gestisce nulla». Sull’assessora Presta, spiega che il suo ruolo sarebbe «limitato a quello di socio fondatore, senza incarichi gestionali». Sulla mancanza di un bando: «L’idea dell’evento è partita dall’associazione, non dal Comune. Pianezza è una realtà piccola, è normale che nelle associazioni ci si conosca». Infine: «Non ci costava nulla far proporre la delibera a qualcun altro, non è successo proprio perché abbiamo agito in piena trasparenza». Il possibile conflitto di interessi e il nodo astensione Sul piano giuridico la questione è più complessa. L’art. 78 del Testo Unico degli Enti Locali stabilisce che gli amministratori devono astenersi dalla discussione e dalla votazione di delibere riguardanti interessi propri o di loro affini sino al quarto grado. Il coniuge è affine di primo grado: rientra quindi esplicitamente nel perimetro della norma. Se le verifiche dell’opposizione fossero confermate, la posizione del sindaco - che ha non solo votato ma proposto la delibera - sarebbe particolarmente esposta. Sul caso Presta il quadro è più sfumato: la giurisprudenza distingue tra interesse qualificato e semplice appartenenza associativa, e la questione resta aperta. Quello che gli atti non mostrano, in entrambi i casi, è una dichiarazione formale di assenza di conflitto di interessi da parte degli amministratori coinvolti. L’esclusione delle altre associazioni Il peso concreto di queste scelte lo raccontano due realtà locali rimaste fuori. Insieme per Pianezza ha scritto al Comune dopo aver appreso «per vie ufficiose» del pranzo solidale del 27 dicembre: la risposta è stata che l’associazione incaricata era già stata individuata. «Senza un bando non sapevamo come proporci», spiegano. Legal-Mente Odv, aderente a Libera Piemonte e attiva da anni sui temi della legalità nelle scuole, ha scoperto dall’Albo Pretorio - nell’ottobre 2025 - che il Comune aveva presentato il progetto “Momenti di Legalità” al bando regionale “Semi di Memoria”, senza coinvolgerla. Ha inviato una Pec al sindaco il 27 ottobre. È ancora senza risposta. I pareri della Corte dei Conti e il caso Miss Italia Le delibere richiamano genericamente «alcune sezioni regionali della Corte dei Conti» per legittimare i contributi senza bando, senza però citare un solo numero di deliberazione. Il che rende complicato riuscire a verificare l’argomentazione. Scorrendo la giurisprudenza contabile disponibile - inclusa la delibera 77/2016 della Sezione piemontese - emergono tuttavia tre condizioni che un contributo dovrebbe rispettare per essere considerato legittimo: L’attività sostenuta deve essere propria del Comune ma esercitata in forma sussidiaria dall’associazione Deve esistere un piano finanziario preventivo analitico, non quindi delle pezze giustificative ex post Devono essere predeterminati i criteri di selezione delle associazioni Dagli atti di Pianezza, nessuna delle tre condizioni sembra dimostrata. Sul contributo per Miss Italia pesa poi una questione ulteriore. Miss Italia è un marchio registrato, gestito da una società privata che ne detiene i diritti in esclusiva. Finanziare una sua tappa locale pone una domanda cruciale: i 4000 euro sono un contributo culturale o una sponsorizzazione? Domanda fondamentale perché la legge vieta le sponsorizzazioni dal 2011. Le delibere del Comune di Pianezza sembrano coscienti del problema, tanto da citare il divieto (anche se solo per escluderlo a priori), sengno che la questione è spinosa. Al momento la vicenda resta sul piano politico, senza annullamenti né interventi esterni. Ma la domanda che in molti si stanno facendo a Pianezza resta aperta: si tratta di contributi legali? E se lo sono, possono definirsi equi?