Dopo 19 anni Elisabetta Ligabò rompe il silenzio in un'intervista a La Repubblica, esprimendo fiducia nella riapertura delle indagini e definendo "forti" gli elementi emersi a carico di Andrea Sempio. Ricorda Chiara Poggi con affetto e racconta il legame mai incrinato con il figlio, nonostante anni di processi e carcere

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"Mi rimane il suo sorriso: sorrideva sempre". Con queste parole Elisabetta Ligabò, madre di Alberto Stasi, ricorda Chiara Poggi, uccisa a Garlasco il 13 agosto 2007 e tornata al centro delle cronache per la riapertura delle indagini voluta dalla Procura di Pavia. Una nuova istruttoria che individua in Andrea Sempio l'unico responsabile dell'omicidio, escludendo di fatto il coinvolgimento dell'allora fidanzato Alberto, attualmente in carcere.

"Fiducia in questi nuovi inquirenti"

"L'ultimo anno l'ho vissuto con trepidazione", racconta Ligabò in un'intervista a La Repubblica, spiegando di aver riposto piena "fiducia in questi nuovi inquirenti e investigatori". Una fiducia che aveva vacillato dopo aver visto il figlio in carcere: "Dopo la condanna del 2014 la fiducia nella giustizia è venuta a traballare. Ma questa Procura ha lavorato in modo eccellente". Per lei, gli elementi raccolti contro Sempio "sono forti" e alimentano la speranza di vedere Alberto libero. "Spero fin dal 2007. Non potevo accettare quello che stava succedendo ad Alberto. L'ho sempre detto: se solo avessimo avuto, sia io sia mio marito, il minimo sospetto che fosse stato lui, io personalmente lo avrei preso e portato dai carabinieri". La vicenda ha attraversato tribunali e processi mediatici, ma non ha incrinato il legame tra madre e figlio: "Ci siamo dati forza l'uno con l'altra. Forse Alberto ne ha data più a me, anche se non era fisicamente presente". Oggi, con la possibilità di incontrarsi più spesso, quel rapporto resta intatto: "Lui è sempre lo stesso. Certo che la vita ci ha messo a dura prova".