Nel vino, il nome di famiglia può aprire porte enormi e diventare una stanza dorata, comoda al punto da trattenere anche chi avrebbe i mezzi per uscirne. Julia e Karoline Walch, figlie di Elena Walch e cresciute dentro una delle aziende più riconoscibili dell’Alto Adige, invece, hanno deciso di seguire una strada meno comoda, scegliendo il Monte Calisio per fondare Moncalisse, cantina dedicata al Trentodoc con un marchio autonomo rispetto al blasone familiare. Il nome della madre resta alla casa di Termeno, con il peso di una storia costruita sui vini fermi altoatesini; la nuova insegna, invece, prende corpo dalle rocce, dalle vecchie miniere d’argento e da una viticoltura che ha bisogno di un tempo molto lungo.
La storia prende avvio nel 2016, quando Julia e Karoline si innamorano di un terreno a circa 600 metri di quota, a Seregnano di Civezzano, a nord-est di Trento. I dodici ettari di proprietà, piantati a Chardonnay e Pinot Nero, hanno al centro una parcella storica di un ettaro, esposta a sud, con vecchie viti di Chardonnay allevate a pergola. Michael Dezini, agronomo dell’azienda, definisce quel vigneto «il cuore del vino di punta di Moncalisse». La parcella del Montis Arcentarie viene da una vecchia pergola di Chardonnay di circa settant’anni, arrivata quasi abbandonata e recuperata con un lavoro agronomico paziente. Da quell’appezzamento nasce il Blanc de Blancs Montis Arcentarie, vinificato per la prima volta nel 2017. «Abbiamo visto subito il potenziale delle vigne», dice Dezini, e il potenziale, in questo caso, è fatto di rese basse, ceppi maturi e una quota che restituisce acidità e maturazioni lente.







