Iniziato il lungo viaggio in Spagna. "Un esempio di grande convivenza"
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Ci è voluto uno statunitense a riportare il Papa in Spagna dopo quindici anni di assenza. Ieri mattina Leone XIV è atterrato a Madrid-Barajas accolto da re Felipe VI e dalla regina Letizia (vestita di bianco in virtù del privilège du blanc concesso alle sovrane cattoliche) per il primo dei suoi sette giorni in penisola iberica. Nel salone d'onore dell'aeroporto il Papa è stato salutato da un gruppo di bambini disabili. Sorpresa e commossa la sua reazione quando una di loro gli ha regalato un bastone per non vedenti. Prima tappa al Palazzo reale per la cerimonia di benvenuto.In mozzetta rossa, cortese e sorridente, Prevost è stato accompagnato all'interno dalla coppia reale e dalle figlie Leonor e Sofia. Nel suo primo discorso davanti alle autorità il Pontefice ha ricordato "l'antichissimo legame fra la fede cristiana e questa terra" aggiungendo che "se da un lato non ne esaurisce la composita identità del vostro popolo, dall'altro ne ha plasmato profondamente la cultura". Un riferimento diretto a quella che Prevost ha chiamato la "presenza dell'Islam nella penisola iberica" all'origine, a suo dire, di "una realtà politica, culturale e religiosa di lunga durata" durante la quale "si cercò di creare uno spazio di contatto, conversazione e dialogo sul senso della verità tra cristiani, musulmani ed ebrei".Un discorso finalizzato a condannare la "cultura dello scontro" e promuovere "quella dell'incontro" che "genera stabilità e prosperità", oltre a biasimare "la tentazione di guadagnare popolarità soffiando sul fuoco delle polarizzazioni". Nel predicare riconciliazione alla società spagnola, il Papa ha indicato una road map tracciata da tre santi spagnoli: Giovanni della Croce, Teresa d'Avila e Ignazio di Loyola.Le conclusioni dell'intervento si sono fatte più politiche con l'apprezzamento espresso alla Spagna "per la sua fedeltà al diritto internazionale e al multilateralismo, che si traduce in un attivo impegno per la pace". Sul volo aveva ribadito di non ritenere quella in Iran una guerra giusta. Ma anche l'incoraggiamento a "volgere in positiva armonia le istanze di autonomia e quelle di unità" in un Paese dove soffiano sempre forti i venti separatisti.Le radici cattoliche della Spagna sono state maggiormente evidenziate nel discorso di benvenuto di Felipe VI. Il sovrano ha detto che "la fede cattolica è radicata nel nostro Paese e senza di essa la nostra storia e la nostra cultura non si comprenderebbero". Poi ha sfiorato il delicato argomento degli abusi nella Chiesa, affermando con coraggio che "non sono rappresentativi, né possono essere rappresentativi, della vasta comunità ecclesiale". Poche ore prima Prevost, che incontrerà un gruppo di vittime, era ritornato a parlarne sul volo definendo la questione abusi "una ferita ancora aperta".










