di
Gian Guido Vecchi
Il primo discorso di Leone XIV nel palazzo reale di Madrid, dopo l’incontro privato col re Felipe VI e la regina Letizia, racchiude il senso profondo del suo viaggio. E si congratula con la Spagna per il suo impegno per la pace
DAL NOSTRO INVIATOMADRID - «Invito tutti, per amore di verità, ad abbandonare le narrazioni divisive e polarizzanti della vostra realtà sociale e della sua storia, per passare dalle sterili semplificazioni all’apprezzamento fecondo della complessità. Vedo qui una specifica vocazione dell’Europa, di cui la Spagna è protagonista originale e fondamentale…». Il primo discorso di Leone XIV nel palazzo reale di Madrid, dopo l’incontro privato col re Felipe VI e la regina Letizia, già racchiude l’essenziale del viaggio. Se Francesco preferiva parlare dalle periferie, con Prevost il Papa torna a visitare un Paese della vecchia Europa che ne riassume le caratteristiche fondamentali: l’antica tradizione cristiana, una secolarizzazione crescente, un clima politico di tensioni e divisioni. La Spagna è «un grande Paese che da quasi due millenni ha ricevuto la Parola del Vangelo», e se questo «non ne esaurisce la composita identità» rappresenta tuttavia un patrimonio prezioso: «Vengo tra voi a confermare, incoraggiare, ispirare una rinnovata fedeltà dei credenti al Vangelo e una più profonda riconciliazione e cooperazione fra le diverse anime di questa Nazione. Proprio la sua storia, infatti, suggerisce che non la cultura dello scontro, ma quella dell’incontro genera stabilità e prosperità. A ben vedere, il messaggio della pace, che in questi tempi, purtroppo, risuona per alcuni ingenuo, per altri provocatorio, trova accoglienza in chi non si chiude in ideologie preconfezionate ma si apre alla verità».
