Terzo giorno del viaggio di papa Leone XIV in Spagna. Dopo gli incontri ufficiali con la casa reale e con il presidente del governo Pedro Sánchez, la visita al centro Caritas che accoglie persone senza tetto in uno dei quartieri più degradati della capitale, i bagni di folla per la messa nella madrilena Plaza Cibeles e per l’evento Tejer Redes con rappresentanti della società civile, finalmente è arrivato il momento del suo discorso al Congresso a camere riunite, la prima volta di un pontefice ospite del parlamento spagnolo. Ed è un’orazione lunga trenta minuti, centrata sui molti temi che incrociano l’agenda politica spagnola e quella mondiale, senza tuttavia nominare né governi né legislazioni, accolta con un applauso di tutto l’emiciclo durato sette minuti.
Un ragionamento che Leone XIV ha articolato attorno al bene comune e alla dignità della persona, che riconosce l’essere umano come soggetto di diritti. Il papa assume il dramma migratorio come qualcosa che interpella la coscienza delle nazioni, perché laddove una persona è discriminata si vulnera il principio della dignità personale. Secondo il pontefice, la pace rappresenta un’esigenza morale ed esige una visione di futuro che rispetti ciascun popolo, tanto che perfino il linguaggio dev’essere disarmato.










