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In un Paese che si affanna a inseguire le memorie, anche quelle che andrebbero lasciate ai “non ricordo”, ci sono parole che hanno trovato terreno fertile nella società e che meriterebbero puntuali celebrazioni. È il caso di “Tengo famiglia”, forgiato da Leo Longanesi. Lo disse in un aforisma oltre settant’anni fa. Scolpì due parole - da scrivere sulla «bandiera italiana» - che rivendicavano il possesso dell’alibi, mascherina per tentare di mimetizzare il familismo amorale, riproduzione aggiornata di un “umanesimo” che affonda le sue radici nella notte dei tempi. Ecco cosa dice Wikipedia: «Il termine familismo amorale (dall’inglese amoral familism) è stato coniato da Edward C. Banfield nel 1958 nel libro The Moral Basis of a Backward Society, basato su studi etnografici condotti a Chiaromonte, in Basilicata, ribattezzata “Montegrano” nella ricerca per motivi di riservatezza. Banfield osservò che gli abitanti tendevano a massimizzare i vantaggi materiali e immediati della propria famiglia, assumendo che tutti gli altri facessero lo stesso, senza sviluppare comportamenti orientati alla comunità». Oggi il comune di Chiaromonte conta 1678 abitanti. Come si dice, il Paese è piccolo ma la tentazione è senza confini. Perché la Sicilia, con il “tengo famiglia”, si candida ad aggiornare i trattati di sociologia e antropologia.