Agli Stati generali dell’Infanzia e dell’Adolescenza che si concludono oggi a Rimini ho sentito parlare di “denatalità come responsabilità condivisa”. Può sembrare una formula criptica, si può dire anche più semplicemente: se non si fanno figli (meglio sarebbe dire se non si hanno, non si crescono: i figli arrivano in molti modi e non sono solo né tutti figli di sangue) la colpa, diciamo così, non è individuale né di coppia. È collettiva, della società intera. Le ragioni per cui si rinuncia sono sociali, economiche, esistenziali. Sono, in estrema sintesi, la solitudine. E la solitudine non è una circostanza fortuita. Non è un accidente, è la conseguenza di un’azione, o di una consapevole inerzia, politica. Diceva Isabella Conti, assessora al Welfare e alle politiche per l’Infanzia della Regione Emilia Romagna, che “la solitudine è funzionale al mercato”. Più sei solo più compri online. Gli acquisti fanno leva sul senso di inadeguatezza, di incompletezza. Non vedi? Ti manca un pezzo per essere in linea coi modelli ma tranquilla, tranquillo: puoi fare clic e comprare. È così, e c’è qualcosa di più profondo. La paura è funzionale alle destre, la solitudine è funzionale al mercato. La paura genera solitudine che a sua volta alimenta nuove paure. Qual è l’antidoto? La comunità, naturalmente. Ricreare comunità. Rigenerare fiducia negli altri. Tornare ad aver voglia di stare insieme, non diffidare del prossimo. E cosa genera comunità? Le occasioni. I servizi, se parliamo di amministrazione pubblica, dunque di governo delle cose. Il presidente della Regione Emilia Romagna, Michele De Pascale, in poche parole ha detto una cosa. I luoghi. Se le città non sono più adatte ai bambini e ai ragazzi allora bisogna trovare luoghi nuovi. Tre milioni di euro per tenere aperte le scuole medie il pomeriggio, per esempio: con teatro, musica, cinema. I centri estivi, per rispondere ai bisogni delle famiglie in modo flessibile. Il tema non è “dare figli alla patria”. Il tema è dare patria ai figli.