«I consumi, con l’aumento dell’inflazione, sono in difficoltà. Le accise sono più alte rispetto alla media europea. E la burocrazia legata alla sostenibilità, come il regolamento Ue sugli imballaggi, è pesante per le aziende». Si possono riassumere così le sfide che Enrico Galasso, amministratore delegato di Birra Peroni, elenca per il futuro della filiera italiana della birra. La sua azienda, parte del gruppo giapponese Asahi, fattura oltre 590 milioni di euro, producendo oltre 6,5 ettolitri di birra (dato del 2024), di cui oltre il 2,5% per il mercato estero. E l’ad non nasconde che con lo scoppio del conflitto in Medio Oriente i problemi già presenti sono diventati più difficili da fronteggiare. Anche per questo Galasso rivolge lo sguardo a nuovi mercati, come quello del no-alcol: Asahi punta a raggiungere una quota del 20% di prodotti analcolici nel suo portafoglio entro il 2030.
Che impatto ha avuto la guerra in Medio Oriente? «Siamo sensibili, per la produzione e per la logistica, all’aumento del costo dell’energia. Il business Peroni in Medio Oriente è in questo momento molto compromesso, anche per la catena di approvvigionamento. Ma non abbiamo ancora visto tutte le conseguenze della crisi in Iran, specie sul consumatore». Cioè? «Stiamo cominciando a percepire un aumento dell’inflazione e dei costi produttivi. Questo genererà ancora più inflazione e, quindi, un forte impatto sui consumi: un consumatore preoccupato è un consumatore meno predisposto ad acquistare». Come si può agire? «Nell’ultimo ventennio siamo stati abituati ad avere una crisi ogni 7 o 8 anni. Adesso ne abbiamo una all’anno: come aziende dovremo diventare più agili nell’affrontarle per gestire il rischio in modo mirato e pianificato». Il mercato del no-alcol è una strada o sembra più una moda passeggera? «È un mercato legato a una nuova tendenza sempre più radicata nei consumatori. Dai giovanissimi agli over 40, in tanti stanno ponendo più attenzione allo stare bene e in salute. E per questo si pensa alla moderazione: una bevanda con lo stesso gusto e ingredienti della birra, ma senza alcol. Innovare è importante, non solo lanciando nuovi prodotti». Cosa intende? «Bisogna capire continuamente come migliorare, anche a livello comunicativo. Individuare nuovi posizionamenti, aree o territori rilevanti per i consumatori. L’innovazione può emergere da chiunque all’interno dell’azienda, spesso le idee migliori vengono dai venditori che parlano con i clienti o da chi nel marketing è a contatto con chi acquista». Produrre birra richiede grandi quantità di risorse idriche ed energetiche. È possibile ridurre l’impatto ambientale della filiera? «Non solo è possibile, ma è necessario. Tutto il comparto del food and beverage italiano non può prescindere da questo tema. Noi in questo siamo impegnati, ad esempio mettendo a disposizione degli agricoltori tramite Campus Peroni le conoscenze per irrigare e seminare in modo sostenibile. Ma serve una maggiore chiarezza normativa».







