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Giorgio Terruzzi

Antonelli non è Senna, non è Schumacher, non è Clark: somiglia solo a se stesso. A 18 anni domina la Formula 1 con naturalezza disarmante, persino Verstappen ha capito di avere un nuovo antagonista

La notizia la diamo per certa e per l'annuncio non serve un solo grammo di nazionalismo: abbiamo un ragazzo destinato ad aprire un ciclo tutto suo. Il ragazzo si chiama Kimi Antonelli, viaggia davanti a tutti dal marzo scorso, piazza una pole strepitosa anche a Montecarlo, scende dalla sua Mercedes e sembra un bimbo che torna a casa sorridente dopo una passeggiatina, un gelato panna e cioccolato. Fresco sempre, trasportato da una naturalezza che un po' tutti cerchiamo di interpretare, di abbinare a chi ha segnalato grandezze comparabili prima di lui.

Il primo riferimento porta a Senna, cinque volte il più veloce su questa pista da saltimbanchi. Ma Kimi ricorda Ayrton solo vagamente nella fisionomia, sprovvisto com'è del misticismo, delle ombre che attraversavano l'anima di quell'indimenticabile brasiliano. Stati di grazia, certo, ma lontani nei modi, nelle significanze e nelle parole anche perché Senna si rivelò davvero quando aveva sei anni più di Antonelli ed era portatore di una storia personale diversa. No, Kimi si diverte, se la gode, schiva ogni patimento, senza ostentare la forza fisica di Schumacher, quella fame atavica che mosse Michael sin dai primi chilometri.