La modernità liquida, scriveva il sociologo Zygmunt Bauman, scioglie i legami che un tempo tenevano insieme i destini individuali e le trame collettive. Oggi, in quell’alone di nebbia che segue la dissoluzione delle grandi narrazioni, le persone si svegliano ogni mattina con una domanda sottratta allo sguardo altrui: con quale frequenza, nel susseguirsi dei gesti quotidiani, provo un senso di pienezza o di vuoto, di mancanza di significato esistenziale? E quanto avverto la vertigine di riconoscere che la mia vita ha preso la direzione che volevo? Due interrogativi la cui risposta non ci parla dei singoli, ma del telos della condizione epocale.

La grande disillusione: si allarga la frattura tra politica e cittadini

Il 49 per cento degli italiani avverte più di una volta al mese un senso di vuoto o di mancanza di significato nella sua esistenza quotidiana. Una sensazione che sale al 55 per cento tra i giovani della Generazione Z e al 57 per cento tra i millennial. Resta alta tra le donne (56) e sfonda ogni tetto nei ceti popolari (71). Da un punto di vista geografico Sud (52) e Isole (58) risultano essere le realtà in cui si avverte con maggiore intensità questo turbamento.

Il senso di vuoto e di mancanza esistenziale è alimentato, nel 35 per cento delle persone, da una dimensione di tristezza e rassegnazione per la direzione che sta seguendo la propria vita. Un verso che è percepito come non allineata alle speranze e alle attese (ai sogni) auspicate.