Lo scrittore turco, nato a Istanbul il 7 giugno 1952, intreccia storie quotidiane e grandi eventi storici
di
Francesca Tumiati
Quando sorride, Orhan Pamuk lascia affiorare un’ironia lieve, il guizzo luminoso della fanciullezza, lo stupore delle piccole cose. Nato a Istanbul in una famiglia di ingegneri, inizia architettura per compiacere la famiglia, ma capisce presto che la sua vera casa è la scrittura.
«Sono un po’ infantile» ha detto di sé. Ed è forse proprio questa caratteristica a custodire la sua immaginazione. Premio Nobel per la Letteratura nel 2006 per aver “scoperto nuovi simboli per rappresentare scontri e legami fra diverse culture”, lo scrittore turco ha raccontato come pochi in Istanbul l’anima malinconica della città, libro dove memoria privata e decadenza storica si fondono.









