Con il celebre taglio corto su capelli azzurro scuro intenso, e un accento esotico inconfondibile su un italiano fluido e colto, Serra Yılmaz, attrice, regista turca, musa del cineasta Ferzan Özpetek, arriva ad Archivissima per presentare il libro “Cara Istanbul” (Rizzoli). Sabato 6, alle 17,15, è alle Gallerie d'Italia Com’è nato questo volume? «Ho sempre avuto in testa di fare un libro di ricette turche e aneddoti: ci pensavo da tanto, ma siccome sono pigra, prendevo qualche annotazione ma non finalizzavo. Per una coincidenza felice ho conosciuto Cristiano Peddis di Rizzoli: mi ha proposto un libro: io, lasciata a me stessa, posso permettermi di essere pigra. Se ho un accordo con qualcuno e lavoro in gruppo, ho un senso di responsabilità che mi fa finire i progetti». Come si è sentita nei panni di scrittrice? «Questo non è un libro scritto, ma un libro parlato. Io sono un’affabulatrice, adoro raccontare storie e favole. Così, ho raccontato e, poi, abbiamo sistemato per creare un ordine/disordine. In questo libro conduco tra quartieri, strade, case in cui ho vissuto. Potrei fare almeno cinque altri libri sull’argomento. ». Perché presentarlo ad Archivissima? «Qualcuno ha definito questo volume un album di ricordi: quella sera proietteremo immagini della vecchia Istanbul e immagini mie, famigliari. Sarà come aprire un archivio». C’è nostalgia per la Istanbul che racconta? «Sì, per un mondo che non c’è più: basta dire che io sono nata in una città di un milione di abitanti e ora ne conta 20. Istanbul ha perso il verde, ha perso gli alberi, le colline del Bosforo allora erano vuote e adesso sono cemento e palazzi. Hanno rovinato persino il famoso profilo: quando guardavi dal lato asiatico, avevi Santa Sofia, la Moschea Blu, uno scorcio riconoscibile. Hanno costruito dietro delle orribili torri permesse da Erdoğan che, dopo, ha ammesso di aver sbagliato. Hanno sbagliato molto a Istanbul, perché tutti questi sbagli riempiono le tasche di tanti personaggi alti»