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Ruggiero Corcella

I nuovi agenti di Intelligenza artificiale attirano per rapidità nelle risposte, semplicità d’uso e possibilità di confronto fra più fonti. I risultati dell'indagine Osservatorio Sanità Digitale del Politecnico di Milano, con Ipsos Doxa

L’Intelligenza artificiale è già entrata da tempo, in modo più o meno consapevole, nella vita quotidiana degli italiani. Ora sono tutti «pazzi» per i chatbot. I nuovi «oracoli digitali», vengono ampiamente compulsati, anche su argomenti delicati come la salute. Lo confermano anche i dati raccolti dall’Osservatorio Sanità Digitale del Politecnico di Milano in collaborazione con Ipsos Doxa e le associazioni dei pazienti (Amr, Apmarr, Fand, FederASMA e Onconauti): l’uso dell’Ai per «consulti medici» applicata alla salute è in forte crescita.

«L’Ai si afferma come elemento chiave dell’evoluzione del sistema, aprendo nuove opportunità ma anche interrogativi etici e sociali — spiega Deborah De Cesare, direttrice dell’Osservatorio Sanità Digitale —. Gli italiani sono sempre più informati, digitali e coinvolti. Così si trovano così al centro del cambiamento: protagonisti nella gestione dei propri dati, nella relazione con i professionisti e nell’utilizzo degli strumenti digitali per la salute». I numeri dell’indagine mostrano con chiarezza la velocità del fenomeno. Il 36% degli italiani dichiara di aver utilizzato chatbot o assistenti basati su Ai per cercare informazioni relative alla salute. Il dato colpisce soprattutto per la sua crescita. Appena un anno fa la quota si fermava all’11%. L’utilizzo varia in modo significativo con l’età. Tra i giovani dai 18 ai 24 anni supera il 55%, mentre nella fascia 25-34 anni raggiunge oltre il 58%. Con l’avanzare dell’età la diffusione diminuisce progressivamente, fino ad arrivare al 16% tra gli over 64. A spingere verso questi strumenti è soprattutto la rapidità con cui consentono di ottenere informazioni. Pesano anche la semplicità d’uso e la possibilità di confrontare o verificare diverse fonti in tempi molto brevi.