C’è un clima di profondo sdegno istituzionale e politico intorno al vile oltraggio consumatosi nel cimitero di Tuoro, dove una scritta ha inneggiato ai brigatisti Mario Galesi e Nadia Desdemona Lioce, responsabili dell’omicidio del sovrintendente Emanuele Petri, avvenuto il 2 marzo 2003 sul treno Roma-Firenze. Ad essere toccato, infatti, è un simbolo della comunità e dello Stato, insignito della medaglia d’oro al valor civile.
Unanime e durissima la reazione della presidente della Regione, Stefania Proietti, e della giunta umbra: "A distanza di 23 anni è una ferita che si riapre. Un gesto inqualificabile che offende il sacrificio di Petri per la democrazia. Non c’è spazio per atti infami che richiamano gli anni bui del terrorismo. Esprimiamo affetto alla moglie Alma e al figlio, costretti a rivivere una sofferenza indicibile". Anche l’onorevole Walter Verini, segretario della Commissione giustizia del Senato ha voluto manifestare ai familiari la propria affettuosa e sentita vicinanza. Voci che si aggiungono al coro di sdegno unanime che si è levato ieri dal PD del Trasimeno e Corciano, con il segretario Roberto Lombrici e la presidente Elisa Andrei, che condannano un "gesto vile che riporta alla memoria una pagina drammatica". Queste prese di posizione si uniscono alla valanga di reazioni dei giorni scorsi. La vedova Alma Petri ha detto "sono tornata indietro di ventitré anni, un fatto inquietante che rende ancora più forte il dolore mai sopito per la morte di Emanuele", mentre la Digos e i carabinieri continuano a indagare sul dettaglio chiave: la scritta è apparsa nel cimitero del capoluogo, ma il sovrintendente riposa a Vernazzano, particolare che suggerisce agli inquirenti importanti spunti sulla mano anonima. Solidarietà e ferma condanna erano già state espresse dal sindaco di Passignano Sandro Pasquali, dai rappresentanti di Fratelli d’Italia Alessandro Moio e Mauro Lunetti, dal segretario del Coisp Domenico Pianese e dal sindaco di Castiglion Fiorentino, Mario Agnelli a dimostrazione di un fronte comune e invalicabile a difesa della memoria del servitore dello Stato.






