Aggiungi ItaliaOggi alle tue fonti preferite su Google per non perderti i nostri contenutiRecependo la direttiva europea sulla pay transparency, il legislatore ha scelto di scardinare uno dei tabù più radicati in Italia, la segretezza dello stipendio. Il decreto legislativo n. 96 muove da una premessa tanto nobile quanto ambiziosa, ovvero l’azzeramento del divario retributivo di genere attraverso un principio di trasparenza, con la previsione di obblighi stringenti che ridefiniscono le regole del gioco sia nella fase di selezione sia nella gestione quotidiana del rapporto di lavoro. Uno degli aspetti più innovativi risiede nel divieto per i datori di lavoro di indagare sulla storia salariale dei candidati in fase di colloquio, affiancato dall’obbligo di indicare la fascia retributiva già negli annunci di lavoro. Per chi è già in servizio, invece, si apre il diritto di conoscere non solo i criteri alla base della propria busta paga, ma anche i livelli retributivi medi, divisi per sesso, dei colleghi che svolgono mansioni equivalenti.

Il segreto salariale viene di fatto cancellato per legge, sostituito persino con l’obbligo di piani correttivi congiunti con i sindacati qualora emerga uno scostamento superiore al 5% tra uomini e donne non giustificato da fattori oggettivi e neutrali.