Sono quasi le undici di mattina quando nello spiazzo di Jantar Mantar, dove storicamente si organizzano le proteste di stampo politico a New Delhi, davanti a qualche centinaio di giovani appare Abhijeet Dipke. Classe 1995, Dipke è la mente dietro alla nascita del Cockroach Janata Party (Cjp, il partito del popolo degli scarafaggi), pagina satirica aperta sui social media meno di un mese fa capace di ammassare oltre 20 milioni di follower, contando solo Instagram.
QUELLA DI SABATO è stata la prova su strada di un movimento giovanile apartitico e trasversale, perfetto per assorbire e moltiplicare le frustrazioni di una Gen Z angosciata da un futuro di prosperità che le era stato promesso dalla politica tradizionale ma che, a oggi, fatica a materializzarsi.
Oltre al danno di politiche del lavoro totalmente inadeguate per stare al passo con la spinta demografica eccezionale del subcontinente – età mediana in India: 29 anni – la Gen Z in tempi recenti ha dovuto subire anche la beffa del dileggio istituzionale e del malgoverno di chi dovrebbe garantire loro un domani migliore dell’oggi. La prima, il dileggio, è arrivata il 16 maggio dal giudice della Corte suprema Surya Kant, che in un discorso ha paragonato la gioventù disoccupata indiana a orde di «scarafaggi», da cui il nome del movimento. La seconda beffa, ben più grave, ha coinvolto invece il ministero dell’Educazione, responsabile del caos emerso dalla valutazione digitale di 1,7 milioni di esami scolastici propedeutici all’iscrizione universitaria. Da settimane si sono inseguiti racconti di risultati sballati, voti attribuiti a studenti sulla base di compiti di altri, glitch nel sistema di valutazione nazionale appaltato a un’azienda già protagonista di controversie simili, mentre i ricorsi si contano ormai nell’ordine delle decine di migliaia.












