Torna In-Box, il format lanciato nel 2009 da Straligut a favore di un teatralità non omologata, in grado di innervare le impalcature della nostra scena, in debito di spunti originali e di spessore drammaturgico, quando non legata a un eccesso di autobiografismo. In attesa di aggiustamenti, già a partire dalla prossima edizione, il progetto conferma la sua peculiarità: quella cioè di connettere compagnie, teatri pubblici e privati, festival e rassegne, chiamati a promuovere «prodotti» giudicati degni di entrare nelle rispettive programmazioni. L’operazione è naturalmente «imperfetta», stante il video solo metro di giudizio. Sostenuta da Fondazione Toscana Spettacolo, la puntata 2026 ha debuttato a Siena nei giorni sorsi, fra i Rozzi e i Rinnovati. Si sono iscritti in 460 fra singoli e gruppi, un numero che la dice lunga sul fenomeno «generazionale» che agita la nostra scena, segno sì di vitalità ed effervescenza ma anche di indisciplina e approssimazione, e sull’inevitabile rischio di “sviste” per i selezionatori. Ai premiati, niente targhe, e nemmeno “gettoni”, ma un pacchetto di repliche da spendere la prossima stagione. Un modo concreto di aiutare il sistema e per i vincitori un’occasione in più per farsi conoscere. Le sette sorelle In-Box 2026 mostrano vispo vocabolario espressivo, dove semmai a sonnecchiare è lo slancio sperimentale.
In-Box, impalcature della nostra scena. Sguardi non omologati | il manifesto
(Visioni) Torna In-Box, il format lanciato nel 2009 da Straligut a favore di un teatralità non omologata, in grado di innervare le impalcature della nostra scena, in debito di spunti originali e di spessore drammaturgico, quando non legata a un eccesso di autobiografismo. In attesa di aggiustamenti, già a partire dalla prossima edizione, il progetto conferma











