La chiamano già “Trump Island” anche se Donald Trump non c'entra direttamente. A guidare il progetto è suo genero, Jared Kushner, che attraverso il fondo Affinity Partners sta trasformando l'isola di Sazan, in Albania, in un resort di lusso da 1,4 miliardi di dollari. Ma il punto, per chi protesta, non è il cognome degli investitori. Da mesi lungo il litorale albanese i comitati e i residenti di stanno opponendo a questa gigantesca opera di privatizzazione del paesaggio. Le proteste si concentrano soprattutto intorno a due aree: l'isola di Sazan e la laguna di Vjosa-Narta, vicino a Zvërnec, dove oltre ai complessi turistici è previsto anche un nuovo aeroporto.La laguna di Vjosa-Narta è uno dei principali corridoi migratori dei Balcani: ospita oltre duecento specie di uccelli, compresi i fenicotteri che sono ormai simbolo della zona. Nelle sue acque sopravvivono habitat fondamentali per specie marine sempre più rare, tra cui la foca monaca del Mediterraneo. I movimenti ambientalisti denunciano invece la progressiva erosione delle tutele ambientali. Infatti, negli anni, sono state modificate norme che rendevano più difficile costruire in aree protette. Le autorizzazioni sono arrivate e i cantieri hanno iniziato a prendere forma. E con loro sono arrivate anche le recinzioni. Chilometri di costa delimitati, controllati, sottratti alla libera fruizione.Non è ancora il resort. È il momento precedente: quello in cui un luogo smette di essere percepito come bene comune e comincia a diventare proprietà. Le organizzazioni ambientaliste hanno promosso petizioni, ricorsi e manifestazioni. Alcune proteste hanno attirato centinaia di persone. Altre sono state più piccole, quasi invisibili fuori dall'Albania. E forse è proprio questo l'aspetto più interessante della vicenda: mentre la stampa internazionale racconta l'arrivo di Kushner e dei grandi capitali americani, sul territorio si sta sviluppando una mobilitazione che parla soprattutto di democrazia ambientale. Ed è una questione che tocca tutto il Mediterraneo: soprattutto in Spagna, Grecia, Italia e Croazia, il turismo di lusso è spesso presentato come una forma inevitabile di progresso. In Albania il conflitto è semplicemente più visibile perché riguarda alcuni degli ultimi tratti costieri ancora relativamente integri.Gli oppositori dei progetti non stanno chiedendo che quei luoghi rimangano congelati nel tempo. Contestano piuttosto un modello di sviluppo che arriva sempre con la stessa promessa e quasi sempre con gli stessi effetti: aumento del valore immobiliare, concentrazione dei profitti, consumo di territorio e accesso sempre più selettivo agli spazi naturali.Per questo la storia di Sazan non riguarda soltanto un resort, ma il diritto di una comunità a immaginare un futuro diverso da quello progettato nei rendering degli investitori. E riguarda una domanda che continua a riaffiorare ogni volta che un tratto di costa viene messo sul mercato: a chi appartiene davvero un paesaggio? Durante la protesta del 30 maggio degli uomini incappucciati della sicurezza privata del Resort hanno trascinato un manifestante a terra, mentre la polizia osservava a pochi metri di distanza. Le immagini hanno trasformato una vertenza ambientale locale in un caso politico nazionale e per cui ci si aspetta solidarietà dei gruppi europei nelle prossime settimane.
Il resort albanese del genero di Donald Trump
Ambientalisti mobilitati contro l’insediamento di lusso in uno dei tratti più suggestivi del paesaggio












