“Se vogliono le stelline luminose, stiano molto attenti. Restate finché non si spengono perché se cadono sul divano o sul pavimento e bruciano la schiuma sul soffitto, il Constel brucia”. È una delle frasi che più hanno colpito investigatori, avvocati e familiari delle vittime durante l’udienza tenutasi venerdì davanti alla procura di Sion sull’incendio del bar Le Constellation di Crans-Montana, la tragedia costata la vita a 41 persone nella notte di Capodanno. A pronunciarla, in una chat WhatsApp con un dipendente, è Jessica Moretti, proprietaria del locale insieme al marito Jacques. Un messaggio che per l’accusa rappresenterebbe un elemento importante per comprendere il livello di consapevolezza dei gestori riguardo al rischio incendio legato alla presenza della schiuma fonoassorbente installata nel locale.
Nel corso dell’interrogatorio è emerso anche un altro messaggio dal contenuto analogo. “Attenzione alle candele perché, se finiscono sulla mousse, possono bruciare il Constellation”, scriveva ancora Jessica ai dipendenti. Per la procura quelle parole sembrano indicare una conoscenza precisa del pericolo rappresentato da fiamme libere, scintille e materiale infiammabile. Una lettura che i due imprenditori francesi hanno però respinto con decisione. “Si trattava semplicemente di un modo di dire”, hanno sostenuto davanti ai magistrati. Anche il riferimento alle fontanelle luminose utilizzate durante le feste sarebbe stato, secondo la loro versione, soltanto una battuta ironica e non il segnale di una reale preoccupazione. Una spiegazione che non ha convinto la procuratrice aggiunta del Cantone Vallese, Catherine Seppey. Durante l’udienza la magistrata ha infatti affermato di non ritenere “credibile” che i proprietari ignorassero il rischio di incendio connesso alla presenza della schiuma utilizzata nel locale.













