VENEZIA - «Io non avrei versato al partito “almeno 70mila euro”? Per la prima volta in questa assurda storia, apprendo dal Gazzettino la cifra che mi sarebbe contestata e che mai nessuno ha avuto finora il garbo di comunicarmi né per le vie brevi né con atti formali. Una cifra che non riconosco nel modo più assoluto, oltretutto ben sapendo che le “liberalità” a cui ciascun istituzionale leghista è moralmente tenuto da Statuto non prevedono nessuna “misura minima”. Anziché consumare il proprio tempo in ricostruzioni lunari, sussurrate poi nell’ombra, una certa parte della dirigenza del partito dovrebbe concentrarsi sull’arginare la perdita di consenso che sembra ormai inarrestabile». È quanto afferma Erik Pretto, il deputato vicentino che ha lasciato la Lega dopo aver appreso via Pec di essere sotto procedimento disciplinare per mancato versamento dei contributi al partito. I parlamentari leghisti sono chiamati a versare alle casse di via Bellerio 3mila euro al mese.

La risposta Pretto ribatte anche al commissario della Lega-Liga Veneta Andrea Tomaello, «nominato senza che questa decisione fosse minimamente condivisa all’interno del consiglio federale né del direttivo regionale del partito». «Visti gli impietosi risultati ottenuti dalla Lega alle amministrative di Venezia, città dove ha ricoperto il ruolo di vicesindaco, forse proprio Tomaello avrebbe dovuto concentrarsi maggiormente sul dialogo con i propri iscritti, organizzando una campagna elettorale che potesse consentire al partito di superare altre formazioni in lizza. Ma capisco non sia sempre facile conciliare l’interesse politico con quello familiare».