Sembra uno scherzo. Ma è tutto vero. La realizzazione della diga di Palazzo d’Ascoli, ad Ascoli Satriano, nel Foggiano, con 67 milioni di metri cubi stimati per almeno 30mila ettari irrigati, è messa a repentaglio da tre pale di un parco eolico approvato dalla Presidenza del Consiglio dei ministri. Nessuno, nel corso dell’iter, si è accorto dell’interferenza. Dopo oltre un quarantennio di attesa per la diga, ora c’è il problema del parco eolico. “La vicenda degli impianti eolici nel luogo destinato alla costruzione della diga di Palazzo d’Ascoli ha davvero dell’assurdo”, ha dichiarato durante la Commissione Agricoltura, Attività produttive e Turismo il consigliere regionale della lista Per la Puglia Antonio Tutolo. “Sarebbe il primo caso di ‘offshore al contrario’: prima le pale, poi l’acqua. È inaccettabile. Le esigenze del territorio vengono prima degli interessi privati. Quelle torri vanno spostate”.
Durante l’audizione, l’assessore allo Sviluppo economico Eugenio Di Sciascio e i dirigenti della Sezione Transizione energetica hanno spiegato che, si legge in una nota dell’Agenzia di stampa regionale, “nel corso dell’iter autorizzativo del parco eolico di San Potito non era stata rilevata l’interferenza con il progetto della diga”. Aggiungendo che “l’autorizzazione ambientale ministeriale ha reso la procedura ‘dovuta’, mentre per gli impianti ancora in fase istruttoria sarà possibile far valere il conflitto con l’opera pubblica”. Ma una soluzione va trovata. “Apriremo un dialogo con gli sviluppatori del progetto eolico per verificare la possibilità di trovare una diversa posizione ai tre aerogeneratori che si trovano in corrispondenza della diga”, spiega a ilFattoquotidiano.it l’assessore Di Sciascio.














