È un’autorizzazione che brucia, questa del parco eolico con vista sulla basilica di Saccargia. Ventisette nuove torri che tra Nulvi e Ploaghe andranno a sostituire i cinquantuno vecchi aerogeneratori, passando da una potenza di 0,85 megawatt per pala e 4,5. Un pasticcio della Regione che – nel 2024 della moratoria in seguito bocciata dalla Consulta per incostituzionalità – non si oppose al potenziamento dell’impianto. Di fatto lo autorizzò con un silenzio-assenso. Poi, sull’onda della protesta, il tentativo di fermarlo. Troppo tardi. L’errore era commesso, obbligatorio il rilascio del Puar, il Procedimento autorizzativo unico regionale, «contro il quale adesso promuoviamo noi un ricorso», annuncia Maria Grazia Demontis, presidente del Coordinamento Gallura, uno dei movimenti civici che contrasta l’assalto delle rinnovabili.

La manifestazione

La battaglia giudiziaria non sarà l’unica forma di resistenza: c’è anche la nuova chiamata a comitati e associazioni. «Dopo Ittiri e Cala Finanza – sottolinea Demontis – ci ritroviamo a Saccargia la sera del 31 luglio. C’è bisogno della presenza di tutti. Solo una grande mobilitazione può sensibilizzare la magistratura: sul repowering di Nulvi-Ploaghe abbiamo presentato un esposto, per noi ci sono gravi profili di illegittimità, ci auguriamo che lo scempio davanti alla basilica venga fermato. Non possiamo pensare di salvare le coste trascurando l'interno, la speculazione energetica non farà altro che accelerare lo spopolamento».