Pubblicato il: 20/05/2026 – 11:31

ROMA Il parco eolico Cerzeto doveva nascere sui crinali tra Mongrassano e Cerzeto, in provincia di Cosenza. Un impianto da 18 megawatt, proposto da Sthep Srl, con aerogeneratori alti oltre 200 metri e un investimento stimato in oltre 17 milioni di euro, secondo le cronache locali. Oggi però il progetto è fermo. Non è stato bocciato in via definitiva, ma è stato bloccato nella fase decisiva dell’iter autorizzativo. Il parco eolico Cerzeto diventa quindi il caso simbolo di un progetto per un impianto di energia rinnovabile che resta fermo prima del via libera. Una storia che mostra il paradosso della transizione energetica calabrese: servono nuovi megawatt da fonti pulite, ma senza istruttorie solide, garanzie e progetti convincenti anche il vento resta bloccato. La vicenda – spiega Il Sole 24 Ore – è esplosa il 20 aprile, durante un Consiglio comunale aperto a Mongrassano (nel Cosentino). In quella sede amministratori e cittadini hanno messo in fila le criticità dell’intervento: localizzazione, distanza dalle abitazioni, rischio idrogeologico, impatto acustico, opere di servizio e garanzie economiche. Uno dei punti sollevati è stato il rapporto tra il valore dell’investimento, stimato in oltre 17 milioni, e il capitale sociale della società proponente, indicato in 10 mila euro. Il tutto nonostante si sappia che Sthep non è un soggetto isolato visto che nel 2023 è entrata nel perimetro di Ortus Power Resources Italy, piattaforma italiana delle rinnovabili nata dall’investimento della statunitense Ortus Climate Mitigation e del fondo francese Capenergie 4, gestito da Omnes. Ortus si presenta come independent power producer attivo in solare, eolico e storage, con oltre 2 GW di progetti rinnovabili in pipeline. Tre giorni dopo è arrivato il passaggio amministrativo che ha trasformato il caso politico in un caso tecnico. Con nota prot. 331746 del 23 aprile 2026, il Dipartimento per la Sostenibilità ambientale della Regione Calabria ha congelato l’istanza di Autorizzazione unica, chiedendo circa 40 integrazioni progettuali entro trenta giorni. La documentazione è stata giudicata incompleta. Le richieste della Regione riguardano i punti centrali di un impianto rinnovabile: connessione alla rete, distanze dai centri abitati, campi elettromagnetici, impatto acustico, vincoli forestali, usi civici, eventuali tagli di uliveti, solidità finanziaria, cauzioni per la dismissione e ripristino dei luoghi. Senza risposte adeguate, il progetto rischia di non andare avanti. Il caso è esemplare perché non racconta soltanto l’opposizione locale alle pale eoliche. Racconta il punto in cui molti progetti di rinnovabili si fermano: non sulla carta degli obiettivi energetici, ma nel passaggio tra proposta industriale, autorizzazioni, vincoli territoriali e garanzie pubbliche. In Calabria il tema è ancora più sensibile, perché le aree interne e montane sono spesso fragili e scarsamente infrastrutturate.