Caro dottor D’Alessandro, vorrei rivolgerle una domanda molto semplice: quando possiamo usare la parola fallimento nei confronti della vita di un essere umano?

Franco – Grosseto

Caro Franco, per una domanda secca, brevissima, che lei ritiene molto semplice, rispondo in maniera altrettanto secca e brevissima: quando la vita non è stata vissuta.

Ovviamente, aggiungo qualcosa. La vita, caro amico, basta a sé stessa. Purtroppo ogni giorno continuano a raccontarci, complice l’esposizione mediatica di alcuni fenomeni da baraccone, che se non raggiungi un qualche risultato di rilievo, hai fallito. Se non hai costituito una famiglia, hai fallito. Se fai il giornalista senza diventare direttore, hai fallito. Se arrivi a giocare in serie A, ma lo fai con il Monza e non con la Juventus, hai fallito. Se apri un negozio ma non riesci a vendere la merce e lo chiudi, hai fallito.

Quanti fallimenti e, soprattutto, quante parole vuote! A ogni aspettativa non soddisfatta, corrisponderebbe un fallimento, che si accompagna, quasi sempre, a un altro virus, capace di mietere più vittime del Covid-19: il paragone.