"È stato meraviglioso prendersi questi vent’anni e riuscire a scappare, un po’ come arrampicarsi sugli alberi di Calvino. Credo che uno dei doni più belli che si possano ricevere sia proprio quello di non sentire il peso del tempo. Mentre scrivevo ho percepito questo: per me il tempo quasi non passava. Me ne accorgevo appena il giorno del mio compleanno, quando realizzavo che era passato un altro anno e che il libro non era ancora finito".

C’è anche un pizzico di Italo Calvino dentro Kiran Desai e dentro La solitudine di Sonia e Sunny, il nuovo romanzo dell’autrice indiana, 54 anni, arrivato in Italia con Adelphi dopo una gestazione lunga vent’anni. Un libro che, a vedere la platea gremita di Villa Bardini, a Firenze, ha già il merito di unire oltre la solitudine. Desai, vincitrice del Booker Prize nel 2006 con Eredi della sconfitta, lo ha presentato giovedì, ospite della Città dei Lettori (ieri sera l’autrice era a Mantova, per il Festivaletteratura): una storia d’amore e di sradicamento, di mondo globalizzato e famiglie indiane ma anche di arte, letteratura e politica che il New York Times ha inserito tra i dieci libri migliori del 2025. Uno dei motivi per cui ha potuto lavorare così a lungo su questo romanzo riguarda proprio il suo tema centrale, la solitudine: "Volevo affrontarla attraverso diverse generazioni, da quella dei miei nonni a quella dei miei genitori, fino ai giorni nostri. Mi interessava riflettere su come generazioni diverse si siano avvicinate all’amore e alla solitudine e su come li abbiano vissuti".