VENEZIA - Nella città più fascinosa del mondo, e ci perdoneranno tutte le altre, un solo luogo non ispirava meraviglia: piazzale Roma, la porta d’ingresso alla Grande Bellezza, ma da sempre relegata a sedime anonimo di attraversamento frettoloso. Ora però possiamo parlarne al passato, perché è stata completata l’installazione che rappresenta una svolta per Venezia, per le sue fragilità, per le sue liturgie. Nella città d’acqua è ufficialmente sbarcata la street art. Un po’ in sordina in mezzo al viavai dei tassisti e dei portabagagli, al transito dei bus e delle auto, all’andirivieni dei turisti con il naso all’insù e dei pendolari che vanno di fretta, nell’arco di due settimane si è materializzata una pacifica invasione di forme e di colori, voluta dal Comune e autorizzata della Soprintendenza.
Non un’incursione misteriosa alla Banksy, dunque, né un’intrusione irrispettosa da vandali. «Pensare che da ragazzino ero anch’io uno di quei writer che tracciavano abusivamente scritte senza significato sui muri, ma crescendo ho avuto accesso agli spazi legali che nel nostro ambiente chiamiamo “hall of fame” e mi sono stancato di disegnare lettere fini a se stesse: quindi eccomi qua», racconta Diego Brusegan, 47enne di Marcon, accanto a uno dei 32 pezzi di arredo urbano marchiati Veritas ed Enel che ha trasformato in opere d’arte firmate Mister Clay. OMAGGIO Il suo nome d’artista è un omaggio al pugile Cassius, poi Muhammad Ali. «Sono sempre stato un appassionato di kickboxing, ma mi piaceva anche l’idea di ispirarmi a un grande sportivo che è stato pure un rilevante benefattore. Nel mio piccolo, cerco a mia volta di diffondere un po’ di serenità con i miei colori sgargianti, i miei cuori vistosi, i miei personaggi stralunati».Non a caso si chiamano “Allucinati” e da ieri, alla galleria d’arte Orler, sono i protagonisti della mostra “Venice under attack”, aperta fino al 5 luglio. «Il titolo è autoironico: Venezia è sotto attacco da parte di queste figure semplici, fatte di rettangoli e cerchi, in cui molti vedono degli uccellini. Animaletti simpatici che trasmettono un messaggio di amore, gioia, pace. Niente di più: per me l’arte non dev’essere eccessivamente concettuale, ma qualcosa che arriva dritta al cuore senza troppe mediazioni. Dai primi riscontri che ho ricevuto, direi che questo sta succedendo a piazzale Roma. Per dipingere con lo spray i cestini della spazzatura e le cabine dell’elettricità, sono stato impegnato per quindici giorni, dalle 7 di mattina alle 7 di sera. Non ho fatto pause per mangiare, ma solo per relazionarmi con le persone, dato che in tanti si fermavano anche solo per dirmi “grazie”. Questo fatto mi ha colpito molto, perché ho capito quanto bisogno di positività abbia la gente. Quegli arredi erano di un grigio decisamente spento, antiestetici da ogni punto di vista, mentre adesso sono diventati dei concentrati di energia, che strappano un sorriso con uno sguardo. Potrà sembrare poco, però non lo è per quei passanti che magari devono correre a prendere il tram o il pullman, presi da mille pensieri: incrociano una botta di colore e si emozionano per un istante». PROGETTO Nell’ambito del progetto promosso dall’allora assessore Paola Mar, che ha coinvolto anche altri artisti di strada, finora era accaduto solo sulla terraferma veneziana. La firma di Mister Clay campeggia infatti anche nei giardini di via Piave, lungo il viale di Zelarino, in piazzale Cialdini. Tuttavia un conto è portare l’arte urbana sulle strade di Mestre, un altro è osare farlo nella città storica. «Dovendo presentare il progetto alla Soprintendenza, inizialmente avevo pensato di adeguare le forme e i colori alla tradizione. Ma poi ho capito che non ero stato chiamato a fare una semplice decorazione, bensì a realizzare una vera e propria operazione artistica, per cui era giusto che portassi il mio stile. I tributi a Venezia comunque non mancano: su alcuni bidoni ne ho stilizzato lo skyline, su altri ho scritto “I love Venice”, uno l’ho dedicato alla promozione della squadra di calcio in serie A».Ora l’unico rischio è che qualche teppista possa imbrattarli. «Fra noi writer c’è un codice di rispetto per l’arte altrui, dopodiché i vandalismi vanno purtroppo messi in conto, come la certezza che nel giro di una decina d’anni la vernice sbiadirà per effetto degli agenti atmosferici. Ma questo è anche il bello della street art: bisogna godersela finché dura. Ecco perché, pur comprendendo il generoso intento di salvarlo, non ho condiviso la rimozione di “The migrant child”: secondo me Banksy avrebbe voluto che rimanesse su quel muro».








