Tra guerre e la necessità dell"Europa di aprirsi a nuovi mercati, c"è un porto che si candida a diventare il fulcro del Mediterraneo. È quello di Palermo (che abbraccia anche quelli di Termini Imerese, Trapani e Porto Empedocle, Gela, Licata e Sciacca) interessato negli ultimi anni da oltre 600 milioni di investimenti che ne hanno trasformato il volto. «Guardando una carta geografica, non è necessario essere esperti in geopolitica o in commercio internazionale per comprendere che rappresentiamo una testa di ponte strategica su traffici ed economie che guardano all"Europa», afferma Annalisa Tardino, presidente Autorità di Sistema Portuale del Mare di Sicilia Occidentale. «La nostra bravura deve consistere nella capacità di cogliere e comprendere la domanda attirando gli investitori internazionali».
Ancora di più alla luce delle crisi internazionali che stiamo vivendo. «Quello che sta accadendo in Medio Oriente pone in evidenza le potenzialità della Sicilia.
La nostra sfida, partendo dalle banchine e ampliando a macchia d"olio una nuova immagine per la regione, non deve essere oggi solo quella di attirare traffici nei porti, ma quella di dimostrare che la Sicilia e il porto di Palermo possono svolgere un ruolo strategico nel Mediterraneo, stabilendo nuove relazioni economiche e favorendo uno sviluppo armonico proprio di quelle aree che sono state travolte da conflitti e da instabilità permanente».






