Un tuffo sotto i 60mila dollari, dove non nuotava dall’ottobre del 2024: epoca pre-Trump bis. Ieri il Bitcoin ha momentaneamente infranto la soglia simbolica, coronando la striscia negativa più lunga da agosto e dimezzando il valore dal picco di 126mila dollari di fine ottobre.
L’ultimo colpo alle cripto (anche le altre, a cominciare da Ether, hanno accusato pesanti ribassi) è arrivato a inizio mese, quando la Strategy di Michael Saylor, una cassaforte di Bitcoin pubblicamente impegnata in un accumulo continuo, è passata alla vendita. Ne ha ceduti 32, per 2,5 milioni di dollari su 60 miliardi circa di riserve e «lo ha fatto per motivi tecnici e fiscali», ricostruisce Ferdinando Ametrano, fondatore e ceo di CheckSig. «Ma ha fatto correre un brivido lungo la schiena del comparto, in un contesto di estrema incertezza, accentuando il ritracciamento che era già in atto». Ametrano mette la dinamica in prospettiva di lungo periodo: «La storia del Bitcoin è caratterizzata da grandi strappi e dolorosi ripiegamenti. Quello attuale non è, per ora, grave come altri del passato».
Indubbiamente, però, sono molte le spie accese sul cruscotto dei cultori delle cripto. In settimana sono state chiuse scommesse rialziste su Bitcoin per 4 miliardi. Secondo Bloomberg, gli Etf dedicati - fondamentali nell’accendere i riflettori sul settore - hanno registrato deflussi per 4,4 miliardi nelle ultime sedute, peggior emorragia di sempre, pur continuando a custodire investimenti nell’ordine dei 57 miliardi. Il valore delle società quotate che accumulano Bitcoin è sceso a 72 miliardi, dai quasi 134 del picco autunnale.











