Il luna park delle criptovalute sta chiudendo i battenti, e i gettoni dorati ormai valgono molto, ma molto meno dell’elettricità consumata per produrli. In queste ore, la madre di tutte le illusioni, lo schema Ponzi più grande di sempre, il Bitcoin, annaspa poco sopra ai 63.000 dollari, un clamoroso -50% rispetto alle vette allucinate dei 126.000 dollari toccate pochi mesi fa. E la ruota di scorta, Ethereum, fa pure peggio: a quota 1.760 dollari, è crollata -64% dal picco. Un bagno di sangue ampiamente previsto da chiunque valuti i mercati finanziari, e i vari strumenti oggi disponibili, con razionalità, e senza credere alla moltiplicazione dei pani e delle monete virtuali.

In questo quadretto idilliaco, il pessimismo attorno al feticcio digitale sale – esso sì – ai massimi. Bitcoin è sempre stato un mistero. L’inventore, da 17 anni, si nasconde dietro lo pseudonimo di Satoshi Nakamoto. Ma una scia di indizi sepolti tra gli algoritmi porta a un informatico americano: Adam Back. In molti gli sono grati, senza conoscerlo, perché ci hanno speculato e guadagnato, nei momenti di euforia. Ma ora siamo alla resa dei conti. Davvero. E a staccare la spina è proprio il cantore più invasato e esaltato di Bitcoin, Michael Saylor.