Iran La questione al cuore della trattativa tra Teheran e Washington è sganciata dalla realtà. Trump cambia sempre versione e detta condizioni fuori dal diritto internazionale

Non bisogna essere Micromégas, il gigante del pianeta Sirio immaginato da Voltaire, per stupirsi dell’enorme volume di contraddizioni divulgate in poco meno di tre mesi di guerra degli Stati uniti e Israele contro l’Iran. Un osservatore anche minimamente dotato di senso critico terrestre, si trova davanti a un quadro in cui le dichiarazioni trionfali si scontrano con i fatti, le certezze si dissolvono in stime e le vittorie annunciate lasciano sul campo interrogativi più pesanti delle bombe sganciate.

SI È RAGGIUNTA una fase «ibrida», fatta di trattative avanzate e alta tensione. Il presidente americano continua a dire «abbiamo annientato il loro nucleare, non possono avere un’arma nucleare», salvo poi chiedere che gli venga consegnato l’uranio arricchito e che vengano distrutti gli impianti nucleari del paese.

Qui si apre la contraddizione più scomoda: l’Iran è parte del Trattato di Non Proliferazione nucleare dal 1970 che riconosce esplicitamente a ogni paese firmatario il diritto inalienabile a sviluppare l’energia nucleare per scopi pacifici. Non è un’interpretazione iraniana. È scritto nero su bianco all’articolo IV.