Kermesse Il Festival Monteverdi di Cremona l’11 giugno dedica una serata al musicista inglese nato a Dublino e vissuto fra Cinque e Seicento

Dotato di una profonda cultura, non solo musicale, il tenore inglese Ian Bostridge nel 2015 pubblicò un bel saggio sulla Winterreise di Schubert, di cui resta uno dei sommi interpreti, seguito da Io, canto (Il Saggiatore, 2025): eccellente voce delle opere di Benjamin Britten, le sue esecuzioni sono tutte nella tradizione anglosassone del canto etereo, e non a caso egli ricalca il repertorio di Sir Peter Pears – dalle Passioni di Bach alle grandi opere corali di Britten, del quale Pears fu compagno e interprete eletto: uno dei cardini del suo repertorio, come di quello del grande controtenore Alfred Deller (ogni tanto si provi a riascoltarlo, per rifarsi le orecchie dal canto isterico di troppi falsettisti odierni…), era la raffinatissima musica inglese del Cinque-Seicento, in primis quella di John Dowland.

Contemporaneo di Shakespeare, trascorse buona parte della sua vita in viaggio e comunque all’estero, per esempio in Danimarca (il pensiero corre al castello di Elsinore: c’è il sospetto che Dowland possa avervi svolto un ruolo di spia di corte, ma è difficile provarlo), prima che nel 1612 si stabilisse come liutista di corte a Londra, dove morì nel 1626.