Pioniere mezzo secolo fa della filologia musicale e oggi mito assoluto per l’interpretazione di Monteverdi, Bach e tanto altro (altrimenti non avrebbe avuto il titolo di baronetto per meriti artistici), sir John Eliot Gardiner è a Bolzano per istruire e dirigere oggi i giovani talenti della Mahler Academy. Perché si dedica così tanto ai giovani?

«Perché imparo tanto, insegnando a loro. Rispetto a trenta, quarant’anni fa, tecnicamente sono migliori, ma soprattutto hanno un’urgenza più forte di esprimersi, di dire di sé. Userei il termine affamati, e lo userei anche per il pubblico: dopo il Covid, si è come riscoperto quanto andare a un concerto sia un’esperienza che nutre il cuore e lo spirito».

Oltre alla Mahler Academy, a Bolzano ci saranno la Mahler Jugendorchester e la Euroepan Union Youth Orchestra: in tempi di Brexit, guerre, dazi e rivalità, che cosa insegna la musica?

«Che l’ascoltarsi e lo stare insieme sia più bello e più corrispondente a come siamo fatti. La Brexit è stata un disastro, e anche nei rapporti dell’Europa col resto del mondo le cose non sembrano andare bene. Però il pubblico orientale è interessatissimo alla musica occidentale: quando andiamo a suonare in Cina, Corea, Giappone c’è sempre il tutto esaurito. E i musicisti europei girano continuamente per l’Europa suscitando passione e interesse».