Gianluca Isaia la storia dell’azienda di famiglia, nata in una bottega di via Seggio del Popolo, alle spalle dei Quattro Palazzi, l’ha raccontata più volte, ma ascoltarla vale sempre la pena. Qui, negli anni Trenta, nonno Enrico vendeva tessuti prima ancora di mettere su una piccola sartoria. Suo padre, Enrico anche lui, a bordo di una “Giardinetta”, andava in giro per il Sud a proporre abiti artigianali realizzati in un improbabile laboratorio che - ingegno napoletano - sarebbe nato solo molti anni dopo. Tutto il resto - circa 500 dipendenti, novanta milioni di fatturato e una presenza dall’Italia al Canada, dall’Arabia Saudita al Giappone, passando per Cipro, Regno Unito, Svizzera, Azerbaigian, Kuwait e Mongolia - lo hanno fatto stile, ingegno, talento e fantasia.

L’ultimo negozio lo avete aperto a Miami qualche settimana fa. «Per la verità lì abbiamo introdotto un nuovo concept, affidato a un architetto napoletano, Giuliano Dell’Uva. Lo scorso dicembre invece abbiamo aperto a Las Vegas, all’hotel Wynn». Uno degli alberghi più prestigiosi. «Un mega resort di grandissimo lusso, parliamo di duemila camere, cinquanta piani, un centro commerciale che ospita i brand più prestigiosi, e costosi, di tutto il mondo». Isaia alla conquista degli Stati Uniti. «Ormai è da tempo che lavoriamo in America, il sessanta per cento del nostro fatturato viene da lì. Siamo partiti nel ‘92, non ci conosceva nessuno, nel ‘98 abbiamo lanciato la nostra prima linea, recentemente mi sono tolto lo sfizio di vedere Al Pacino con indosso un blazer sul quale spuntava il Corallino». Corallino, la mascotte del brand Isaia. «È di buon augurio, un rametto porta fortuna che ormai è diventato il nostro simbolo. Un po’ di sana superstizione non guasta mai». Diceva di Al Pacino. Vestite anche lui? «Per la verità, no». E il blazer con il Corallino? «Immagino lo abbia comprato per conto suo, o forse glielo ha regalato qualcuno, francamente non lo so, quello che so è che noi non glielo abbiamo mandato». Ma dove lo ha visto Al Pacino che indossava la sua giacca? «Per combinazione, è comparso in un video che stavo guardando. Primo piano su di lui, “ma quello è il mio Corallino”, quasi non ci credevo. Anche perché sapevo di non essere stato io a mandargli quel capo». Bella soddisfazione. «Ce ne stiamo togliendo tante, devo ammetterlo, negli Stati Uniti in modo particolare». La moda napoletana è una garanzia. «Gli americani impazziscono. Amano le giacche, le nostre giacche, colorate, fantasia, principe di Galles, nulla a che vedere con una moda maschile a volte piatta, troppo rigorosa, tinta unita e niente più. Dico sempre che gli americani sono assetati di “napoletanità”». Da questo punto di vista Isaia è una garanzia. «A cominciare dalla lingua». Che vuol dire? «Ne parliamo solo due». Quali? «Inglese e napoletano». Una vocazione decisamente glocal. «Il nostro punto di forza, direi. Siamo stati capaci di mettere insieme le campagne pubblicitarie firmate da Helmut Newton negli anni Ottanta, alle etichette cucite sugli abiti su misura con su scritto “Chistu ccà è fatto apposta pe’ tte”». Geniale. «Abbiamo trovato il giusto modo per coniugare l’internazionalità con il rispetto e l’amore per la tradizione napoletana. Per l’ultimo evento organizzato nei nostri negozi americani sull’invito ho scritto “facciamo quattro chiacchiere”». E fin qui. «Niente di strano se a metà serata non fossero usciti i vassoi pieni di chiacchiere, dolce tipico per noi ma assolutamente sconosciuto negli Stati Uniti. Un successone, farò il bis con le zeppole di san Giuseppe che offrirò in occasione della festa del papà che loro festeggiano tra poco». Vizi e capricci dei clienti made in Usa? «Mah, direi che in linea di massima si lasciano consigliare. Se c’è una cosa che cercano è l’esclusività. Ecco perché un paio di volte all’anno vado lì per un mese con la mia “red bag”». Red bag? «Una borsa rossa con i tessuti più esclusivi destinati ai clienti importanti. Costano, certo, ma gli americani sono fatti così: se una stoffa è rara piace, se è rarissima piace di più, se poi è introvabile la vogliono subito».