Da sinistra Giuseppe Nicotera e Gianfranco Altobelli, fouder di Gabo (courtesy Gabo)

Viaggia verso il traguardo dei vent’anni dalla fondazione, avvenuta nel 2007, la sartoria partenopea Gabo, avviata a Casalnuovo di Napoli dai cugini Gianfranco Altobelli e Giuseppe Nicotera, esponenti di terza generazione di una famiglia legata al capospalla. Partendo dall’outerwear femminile di fascia alta, i due founder si dedicarono all’abbigliamento maschile per rispondere a una richiesta crescente da parte del mercato e, visto il successo delle collezioni, dopo tre sole stagioni decisero di convertire totalmente la produzione all’uomo. Oggi la manifattura occupa sessanta addetti e ci sono le premesse per programmare nuove assunzioni. Intanto si sta sviluppando il fronte commerciale. L’Italia rappresenta il primo mercato di Gabo, con una quota pari al 20% del totale, precedendo gli Stati Uniti e il resto d’Europa. Con gli anni è cresciuto l’export in America latina e in Giappone, e ora sarà la volta dell’India.

«Stiamo definendo un accordo con un partner locale, a seguito dell’intesa per l’abbattimento dei dazi tra Europa e India», ha raccontato a MFF Giuseppe Nicotera. Il wholesale è il canale d’elezione dei capi confezionati dalla sartoria napoletana contraddistinta dall’etichetta gialla, e la strategia portata avanti in questi anni prevede l’ingresso nei top shop a livello globale. Giacche, abiti completi e cappotti sono gli unici prodotti di cui si occupano i sarti e gli artigiani presenti all’interno della manifattura, con produzione 100% interna, perché la scelta dei fondatori è stata quella della specializzazione. «Non ci interessa sviluppare gli accessori o la camiceria. La nostra mission è legata alla creazione di capi d’abbigliamento fatti a mano, preziosi, leggeri e contemporanei», ha rimarcato Nicotera.