La sciamana. Meloni, l’ultima trumpista: fenomenologia della destra illiberale (Rizzoli, 2026) di Massimo Giannini mette in fila con precisione e pacatezza la vicenda politica della premier, che da leader di un partito minuscolo, sotto il 2%, ascende a Palazzo Chigi e in questa ascesa dismette alcuni abiti e abitudini della destra post-missina. L’aspetto sul quale Giannini – che come dichiara ha sempre avuto rapporti educati e combattuti con Meloni – si concentra è la relazione pericolosa tra lei e Trump. Le peculiarità del saggio di Giannini, giornalista di carta stampata, volto e voce, ex direttore de La Stampa, editorialista de La Repubblica e d – mi paiono due. La prima è aver abdicato e dismesso la grammatica dell’odio e la dialettica delle opposizioni tipiche della destra di governo, la seconda è aver considerato Meloni prima come funzione politica che come persona politica. Così, quando lo raggiungo al telefono per questa intervista, la prima cosa che voglio sapere è perché abbia scelto di definire la vicenda di Meloni “romanzo sovranista”.

la copertina del libro di Massimo Giannini, La sciamana (220 p., 18 euro, Rizzoli 2026).

Romanzo sovranista e così sia?

“Sì, come si conviene alla politica moderna, diciamo da Renzi in poi siamo impattati drammaticamente dagli storytelling, cioè dal racconto della politica. Il sovranismo, arrivato dopo una stagione renziana che, di fatto, era un cascame dell’ubriacatura obamiana dalla quale lo storytelling era iniziato, si nutre di un racconto mitico e mistico che ruota intorno alle grandi paure della modernità – lo straniero, il migrante, l’altro da te – e al recupero della tradizione. Come la chiamano loro. Soprattutto le destre più estreme di casa nostra, ma non solo. La paccottiglia ideologica che conosciamo bene”.