Caricamento player
Anche questo parlamento, come tutti i precedenti, non approverà una legge sul cosiddetto “fine vita”, il modo in cui vengono chiamate le questioni e le scelte legate al periodo immediatamente precedente alla morte. Lo si è saputo con certezza questa settimana, con il rinvio alle commissioni Giustizia e Affari sociali del Senato dell’ultima proposta di legge sul tema, portata avanti dal senatore del PD Alfredo Bazoli.
Il rinvio può sembrare un tecnicismo: significa che la proposta è stata inviata alle commissioni per essere di nuovo esaminata, prima di una nuova discussione in aula (le commissioni sono l’organo del parlamento che si occupa proprio di analizzare e modificare le proposte di legge prima che vengano votate dalle aule del parlamento). Ma nella pratica era un modo per affossare la proposta, visto che alla fine della legislatura manca poco più di un anno: tra rinvio in commissione, discussione, emendamenti ed eventuale discussione alla Camera, è praticamente impossibile che un’eventuale approvazione finale arrivi prima delle prossime elezioni politiche. Soprattutto, è evidente che non c’è la volontà politica di farlo.
Questa proposta era arrivata in aula per essere votata, ed è già un’eccezione: in Italia quasi tutte le proposte di legge sul fine vita si sono arenate dopo essere state presentate, a volte senza nemmeno essere discusse. L’ennesimo rinvio prolunga un vuoto normativo che esiste da molti anni, nonostante la Corte costituzionale abbia invitato diverse volte il parlamento ad approvare una legge.













