Il disegno di legge Bazoli sul fine vita è stato sottoposto all’esame dell’Aula oggi, 3 giugno, e ha subito un’altra battuta d’arresto. Un giorno qualunque che diventa simbolico per una drammatica coincidenza: sempre oggi una donna triestina di 80 anni, Lucia, ha seguito in Svizzera una pratica di "suicidio assistito". Era affetta da una patologia neurodegenerativa. Lucia è morta in Svizzera, e non in Italia, a causa del rifiuto presentatole da parte della sanità del Friuli Venezia Giulia. L'associazione Luca Coscioni, vicina alla donna e alla famiglia, ha precisato che Lucia è stata accompagnata in clinica dagli attivisti di Soccorso Civile, l'associazione per le disobbedienze civili sul fine vita di cui è responsabile legale Marco Cappato.Nelle stesse ore, al Senato, andava in scena l’audizione del presidente dell'Istituto Superiore di Sanità Rocco Bellantone e del presidente del Cnr Andrea Lenzi proprio sul ddl Bazoli. Si è conclusa con un rinvio in commissione voluto da Fratelli d’Italia. Oggetto di discussione, nello specifico, sono stati i dispositivi per l'autosomministrazione dei farmaci per il suicidio assistito. Il presidente del Cnr Lenzi, che non ha partecipato fisicamente all’audizione, ha consegnato un documento in cui ha negato la disponibilità di "dispositivi regolarmente autorizzati all'immissione in commercio con marchio Ce per l'autosomministrazione di farmaci che siano idoneamente impiegabili nella procedura di morte volontaria medicalmente assistita da parte di persona immobilizzata o comunque altrimenti impossibilitata all'autosomministrazione del farmaco letale". Un dispositivo, in realtà, era stato ideato e costruito pochi mesi fa proprio dal Cnr, che appena nel marzo scorso si era adoperato per fornire lo strumento a Libera, la donna toscana che si è autosomministrata un farmaco letale tramite un dispositivo con comando oculare predisposto dal Cnr. Lo ha ricordato il senatore di Italia viva Ivan Scalfarotto che ha definito quello del presidente “un atteggiamento quantomeno strano. Poco rispettoso". Dai banchi dem, la senatrice Sandra Zampa ha lanciato invece una provocazione: "Volete dirci che oggi, nell'epoca della robotica, non è possibile mettere a disposizione delle persone che sono in queste condizioni uno strumento che consenta loro di compiere fino all'ultimo passaggio la propria volontà?", ha chiesto. Presente in Aula invece il presidente dell’Iss Rocco Bellantone, che ha precisato che è necessario compiere ancora nuovi passi per realizzare un dispositivo che tuteli compiutamente il cittadino, per esempio, evitando ogni tipo di interferenza o garantendo fino all'ultimo istante il diritto di interrompere la procedura.A frenare, il presidente della commissione Sanità del Senato Francesco Zaffini secondo cui i tempi per il ddl sono prematuri: "Vogliamo fare una buona legge che dia corpo alle sentenze costituzionali senza invadere il campo dell'eutanasia o dell'omicidio del consenziente - ha dichiarato ai microfoni di Ansa -. Punto chiave è la possibile discriminazione tra pazienti con diverse capacità motorie, in particolare quelli affetti da patologie neurodegenerative gravi che consentono solo movimenti minimi come ad esempio il controllo oculare". Fratelli d'Italia ha presentato una questione sospensiva, l'Aula ha approvato, la proposta del Pd - condivisa da tutte le opposizioni - si è fermata. Il testo torna ora in mano alle commissioni riunite Giustizia e Sanità dove è in esame - in parallelo - il testo della maggioranza sullo stesso argomento.
Stop del Senato al ddl sul fine vita: ora torna in commissione. Nelle stesse ore una donna triestina ha scelto il suicidio assistito in Svizzera
Una coincidenza che diventa simbolo: la maggioranza rimanda il testo all'esame del collegio. Zaffini (FdI): "Vogliamo fare una buona legge"











