Il centrodestra blocca l’esame della proposta delle opposizioni, ora il dossier fa marcia indietro verso le commissioni Giustizia e Sanità. Craxi promette emendamenti e punta al ritorno in Aula prima dell’estate. L’ira del Pd: «Così affossano la legge»
Il primo approdo in Aula della legge sul fine vita si trasforma subito in uno stop. Il ddl a prima firma Alfredo Bazoli, sottoscritto dalle opposizioni, torna nelle commissioni Giustizia e Sanità del Senato. L’Assemblea di Palazzo Madama ha approvato la questione sospensiva presentata da Fratelli d’Italia. Una decisione che rimette il dossier nelle mani dei relatori Pierantonio Zanettin, di Forza Italia, e Ignazio Zullo, di FdI, chiamati a proseguire il lavoro sul testo base della maggioranza. E che infrange le speranze delle opposizioni, che puntavano a portare al voto il proprio testo.
A rendere le distanze insanabili, alla base c’è sempre un punto: quanto e come coinvolgere il Servizio sanitario nazionale nella procedura. Per Pd, M5s e Avs il Ssn deve avere un ruolo pieno, altrimenti il rischio è scaricare tutto sulle famiglie e creare un accesso diseguale al fine vita. Di diverso avviso è la maggioranza.
La sospensiva di FdI
«Il lavoro sta andando avanti», sottolinea il capogruppo di Fratelli d’Italia Lucio Malan formalizzando lo stop in Aula con 88 voti favorevoli, 59 contrari e nessun astenuto: non si vogliono «procrastinare i tempi», spiega, ma cercare «una soluzione su questa materia delicata». Il ddl Bazoli rischia di non fare chiarezza sul tema dei pazienti immobilizzati o con capacità motorie minime, è la linea del partito di Giorgia Meloni. Più che prudente quando si parla del confine tra suicidio medicalmente assistito ed eutanasia.












