«C’è una domanda che dentro e fuori la Chiesa in molti si pongono: si può essere cattolici e moderni? Una risposta arriva dalla Sagrada Família che il Papa visiterà mercoledì. Perché la basilica, che da oltre un secolo è in costruzione a Barcellona, racconta la fedeltà alla tradizione e l’apertura alla modernità, senza che le due dimensioni siano contrapposte». L’arcivescovo Luis Javier Argüello García è ben consapevole che il mondo associ il viaggio apostolico di Leone XIV in Spagna al “monumento sacro” concepito da Antoni Gaudí. Un cantiere aperto dove il Papa entrerà nel giorno del centenario della morte dell’“architetto di Dio” per celebrare la Messa e inaugurare la nuova e più alta torre, quella di Gesù Cristo. «Ogni anno - spiega ad Avvenire il presidente della Conferenza episcopale spagnola e metropolita di Valladolid - milioni di persone vengono attratti dalla sua bellezza che è splendore della verità e richiamo al buono. E con le sue forme la basilica accompagna il cammino della comunità ecclesiale nella contemporaneità». La tappa alla Sagrada Família è fra le più attese della visita che, da domani sabato 6 giugno a venerdì 12 giugno, porterà il Pontefice nel cuore della Penisola iberica. Sette giorni fra Madrid, Barcellona e le Canarie, altra meta che accende l’attenzione sul viaggio. Perché nelle isole dell’oceano il Papa abbraccerà i migranti che hanno affrontato la rotta atlantica: 47mila nel 2024, per lo più da Mali, Senegal, Mauritania, Sahara occidentale, con 10mila morti, che ne fanno una delle traversate più pericolose e letali per fuggire da miseria, guerre, crisi ambientali e per raggiungere con le carrette del mare l’arcipelago che dista cento chilometri dalle coste dell’Africa.L’arcivescovo Luis Javier Argüello García, presidente della Conferenza episcopale spagnola«È la porta più meridionale d’Europa - afferma l’arcivescovo Argüello García - che pone tutti noi davanti alla sfida della prossimità. Il volto di ogni migrante, e ancor più quello di chi si perde in mare nell’Atlantico, è un grido che deve scuotere le nostre coscienze. Il bene comune richiede discernimento in tutta Europa, affrontando le cause profonde del fenomeno migratorio nei Paesi di origine, la nostra situazione demografica e poi l’accoglienza, il sostegno e l’integrazione di coloro che arrivano». La presenza di Leone XIV - che giovedì 11 giugno sarà a Gran Canaria e il giorno successivo a Tenerife - vuole essere anzitutto monito, come doveva esserlo la presenza di papa Francesco intenzionato a recarsi alle Canarie e farne una delle tappe del suo “pellegrinaggio” sulle rotte dei migranti, dopo Lampedusa e Lesbo. «A chi sostiene che la Chiesa dovrebbe dedicarsi di più alle anime e meno a chi bussa ai nostri confini - chiarisce il presidente dei vescovi spagnoli - dico che i poveri, fra cui i migranti, sono sacramento di Cristo e rappresentano la sua persona in mezzo a noi. “Padre nostro”, “Venga il tuo regno”, “Sia fatta la tua volontà” sono parole con cui il Signore ci insegna a pregare e che portano con sé il richiamo alla fraternità, alla lotta per la giustizia, all’obbedienza alla voce del Padre che ci chiama a chinarsi sulle ferite dell’umanità».I migranti salvati nell’oceano Atlantico e soccorsi sulle isole Canarie, snodo di una delle più mortali rotte al mondo. dove farà tappa il Papa / Ansa
«La pace, la Sagrada Família, i migranti: il Papa in Spagna chiama ad alzare lo sguardo»
Al via il viaggio di Leone XIV fra Madrid, Barcellona e le Canarie. L’arcivescovo Luis Argüello, presidente dell’episcopato spagnolo: «Nella chiesa di Gaudì fedeltà alla tradizione e apertura alla modernità. Le isole degli sbarchi devono scuoterci le coscienze. Nei profughi il volto di Cristo»













