Roma, 5 giugno 2026 – Venticinque miliardi di euro spesi dal 2014, il tasso di disoccupazione giovanile sceso dal 20% al 12%, eppure i risultati a lungo termine restano in gran parte sconosciuti. È la conclusione principale di un rapporto pubblicato dalla Corte dei conti europea (ECA), che ha esaminato l’efficacia delle misure finanziate dall’Ue per l’occupazione giovanile in Germania, Spagna e Italia.

Nel 2025, i giovani disoccupati nell’Unione europea erano 4,7 milioni, pari all’11,6% della forza lavoro nella fascia 15-29 anni. Nonostante i progressi registrati nell’ultimo decennio, i giovani continuano ad avere una probabilità doppia rispetto alla media di trovarsi senza lavoro.

Il cuore della critica della Corte dei conti riguarda la mancanza di dati affidabili sugli effetti delle misure finanziate a distanza di tempo. Gli attuali indicatori di risultato misurano la situazione occupazionale dei beneficiari solo a sei mesi dalla fine del sostegno. Nulla è previsto a dodici o diciotto mesi, che sarebbero invece le scadenze più significative per valutare se un giovane si è davvero integrato stabilmente nel mercato del lavoro.

“Il sostegno dell’UE all’occupazione giovanile deve dimostrare di produrre valore duraturo”, ha dichiarato Carlo Alberto Manfredi Selvaggi, il membro della Corte dei conti incaricato dell’audit.