Intervenendo davanti a una platea composta da decisori politici, leader tecnologici e accademici in occasione degli AI Honors di Washington, l’Arcivescovo Gabriele Caccia ha presentato la visione di Papa Leone XIV sull’intelligenza artificiale. Un intervento che riflette la volontà della Santa Sede di partecipare a uno dei dibattiti più rilevanti dell’era digitale

Oltre 400 tra responsabili politici, dirigenti del settore tecnologico, accademici e funzionari pubblici si sono riuniti a Washington il 3 giugno per la seconda edizione degli AI Honors organizzati dal Washington AI Network. Presentato come “l’unico gala in black tie della capitale americana dedicato all’intelligenza artificiale”, l’evento ha riunito esponenti del governo, dell’industria e del mondo della ricerca per premiare alcune delle personalità che stanno contribuendo a plasmare il futuro della tecnologia.

In questo contesto, la presenza dell’Arcivescovo Gabriele Caccia, da poche settimane Nunzio Apostolico negli Stati Uniti, non è passata inosservata. La sua partecipazione ha richiamato un dato sempre più evidente: l’intelligenza artificiale non è più una discussione confinata ai laboratori di ricerca, alle aziende tecnologiche o alle agenzie governative. È diventata una questione che coinvolge un numero crescente di istituzioni interessate alle implicazioni sociali, culturali e umane del cambiamento tecnologico. Tra queste dinamiche, il Vaticano vuole avere il suo spazio.