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Tra innovazione, formazione e tutela delle persone, l’IA impone alle istituzioni, alle imprese e alla società nuove responsabilità per governare una trasformazione che ridefinisce il rapporto tra tecnologia, occupazione e dignità umana. L’intervento di Alessandra Servidori
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Il Santo Padre, con la sua prima enciclica, ha evidenziato e sollevato la questione dell’intelligenza artificiale generativa, entrata prepotentemente nel nostro quotidiano, calando l’asso della produttività come strumento che da tempo si cerca di incentivare nel mercato del lavoro, che dovrebbe interagire tra lavoratore e macchine capaci di apprendere e sostituirsi al lavoro manuale e anche intellettuale dell’uomo, fruttando maggiori guadagni.
Nell’ambito della strategia per l’intelligenza artificiale 2024-2026, il legislatore, con la legge 132/2025, ha posto le condizioni, oltre che per l’Osservatorio dei sistemi IA nel mondo del lavoro, adottando le Linee guida per cercare di governare la complicata evoluzione del mondo tecnologico nelle aziende. Ma siamo consapevoli che non bastano per garantire i diritti fondamentali di chi lavora e, dunque, principalmente abbiamo bisogno di una formazione di qualità che la politica e le istituzioni devono, in larghissima scala, assicurare, come una giurisprudenza innovativa che deve sapere sviluppare.









