Manca l’allenatore, ancora, e lo si cerca all’estero. Ma manca soprattutto, ancora, una struttura. Ed è questo che preoccupa soprattutto in ambiente Milan. Che si surriscalda. Vedere le immagini che stanno circolando sui social in queste ultime ore – ritraggono striscioni contro Cardinale sparsi in più punti della città – per credere. In casa rossonera la delusione della mancata qualificazione in Champions è tutt’altro che smaltita e le incognite sul futuro continuano a tormentare i tifosi, perché il vuoto di potere che al momento si è creato non è stato ancora colmato.

Ibra, che succede?

La posizione dello svedese, formalmente advisor della proprietà, è davvero spartiacque del futuro. Da un lato, c’è un Milan con Ibrahimovic al vertice. Dall’altro no. Ed è qui che si gioca la partita dei piani alti di casa rossonera. Perché nel caso in cui fosse Zlatan a prevalere, allora al Milan mancherebbe ‘solo’ un allenatore, che probabilmente arriverebbe dall’estero. Glasner, ex Crystal Palace, è uno dei candidati principali. C’è anche Pochettino. Mentre la posizione di Slot è sempre più defilata. Per non dire definitivamente tramontata. Ma come si muoverebbe Ibrahimovic? La sua idea sarebbe quella di confermare Kirovsky (attuale sport development della società) come direttore sportivo e mantenere una linea di controllo molto stretta sull’andamento del club. Ma se da giocatore era osannato, da dirigente molto meno. Lo dimostrano anche i commenti sotto i suoi recenti post sui social. E prendersi la responsabilità di rilanciare il Milan non è, al momento, la cosa più semplice.